Il canto è un mezzo di comunicazione primordiale ed istintivo oltre ad essere permeato di emozioni. La voce racchiude in sé una magia potente che tutti possono scoprire e che può essere utilizzata per esplorare la propria musicalità.

Il canto

I bambini amano ascoltare la voce degli adulti in continuità con l’esperienza di ascolto della voce materna che dal quinto mese di gravidanza possono sentire attraverso le vibrazioni delle ossa e dei tessuti.
Fin dai primi mesi, per i bambini, la voce diventa strumento di conoscenza del proprio corpo, di comunicazione e di espressione, partecipando dunque in modo significativo al processo di separazione/individuazione che porta ogni bambino a definire progressivamente la propria identità fisica e psichica.
Attraverso il gioco vocale, i bambini mettono a fuoco le proprie potenzialità timbriche, associandole alle sensazioni corporee create dai movimenti della bocca, della lingua e di tutto l’apparato fonatorio, e alle emozioni che ciascun risultato vocale determina internamente, in chi le produce, e in chi ascolta e risponde.
Prendendo spunto dai suoni prodotti spontaneamente dai bambini, è possibile arricchire il canto e sperimentare i suoni vocali più strani, uscendo dai canoni consueti dell’interpretazione: si inventano così nuovi suoni e nuove onomatopee.

Quando si gioca con canti o filastrocche dalla struttura più lunga e complessa è importante pronunciare e scandire bene le parole, sia per rendere chiaro o enfatizzare il testo, sia per far sentire l’articolazione delle sillabe e consonanti e proporre variazioni esecutive, come ad esempio cantare a bocca chiusa, pronunciando solo le parole più significative del testo o quelle in cui cade l’accento ritmico o tonico. E’ interessante giocare anche con le filastrocche nonsense, ovvero che prevedono parole e sillabe prive di significato linguistico, ma ricche di suoni particolari che normalmente non si farebbero. Inoltre parlare o cantare frasi con assenza di significato diverte molto i bambini. Non bisognerebbe perdere, però, specialmente coi bambini più grandi, la voglia di giocare lasciando libera la fantasia e improvvisando con suoni spontanei (che non siano né parole né sillabe), sia quelli che appartengono al vivere quotidiano (come il colpo di tosse, lo starnuto, ecc…) che quelli prodotti da vibrazioni di labbra, colpi di lingua che i bambini fanno istintivamente mentre giocano.
E’ divertente ed efficace giocare camuffando la propria voce, ma è altrettanto importante parlare e cantare ai bambini usando quella naturale, perché per loro rappresenta un punto di riferimento.
Ed il silenzio? Il ruolo delle pause è fondamentale quando si gioca coi bambini utilizzando la voce, poiché si offre lo spazio necessario per rielaborare ciò che si è ascoltato e prodotto. Inoltre il silenzio crea un’atmosfera di sospensione e di attesa predisponendo maggiormente all’ascolto e all’attenzione.

Il movimento

Il bambino è movimento e per lui l’ascolto più completo ed efficace è quello che passa per il corpo.
Nel primo anno di vita il bambino si muove naturalmente e se stimolato dall’ascolto di un canto o di uno strumento o di un brano probabilmente i suoi gesti e movimenti saranno diversi: a seconda del tipo di musica possono diventare più o meno numerosi, più frenetici, più lenti o addirittura che seguono il ritmo. Ma il bambino può vivere il movimento anche attraverso il corpo dell’adulto: stando in braccio assorbe le pulsazioni, le pause e il ritmo di una danza, in un contatto amorevole tutto da assaporare in cui sono coinvolti altri sensi come il tatto e l’olfatto. Danzare col proprio bimbo è un momento importante per rafforzare un tipo di comunicazione che non prevede la parola bensì il corpo.
Tra i 2 e i 3 anni i bambini iniziano ad acquisire una consapevolezza del proprio corpo, di come è fatto e, a prescindere dalla musica, si ha un naturale bisogno di camminare, correre, piegarsi, fare piccoli salti. La musica sostiene questo bisogno, lo stimola, permettendo un’ulteriore esplorazione delle parti del proprio corpo e di come si possono muovere.
E’ importante ed interessante partire, in ogni caso, dall’osservazione dei gesti e movimenti spontanei dei piccoli.
Dai 3 anni in poi i gesti-movimenti attuati durante l’ascolto di un brano non rispecchiano quelli che fanno parte della vita quotidiana, ma saranno gesti-movimenti che vengono da dentro, dettati dalle emozioni e dal carattere del bambino che magari solo la musica può far emergere; tuttavia, nessun gesto deve essere escluso o giudicato o rifiutato perché tutto, in musica, può diventare movimento espressivo.
Ogni bambino ha la propria danza, in cui agiscono memoria corporea, gesti, posizioni che fanno parte del suo vissuto.
Per lo più, per i bambini, il movimento resta un’espressione individuale e quando si organizza una danza in gruppo (dai 3 anni in su) si perdono in genere espressività e spontaneità che lasciano il posto all’organizzazione di movimenti precisi.
Nella crescita di un bambino è importante il gruppo e quindi muoversi tutti insieme eseguendo gli stessi gesti aiuterà a percepire maggiormente tale dimensione collettiva, favorendo l’unità, il senso comune del ritmo ed il confronto, senza però che scaturisca in competizioni.
E’ necessario, però, tenere viva quella parte di movimento spontanea, istintiva, esplorativa e creativa che tende a morire soffocata troppo spesso dagli schemi che si incontrano durante la crescita fisica e psicologica.

Bibliografia

Deriu Rosalba e Mazzoli Franca, 2013, Canzoni per Pico, esperienze di canto al nido e alla scuola dell’infanzia, EDT
Mazzoli Franca, Cantar giocando,( inserto monografico), “Bambini”, 7, giugno, Bergamo, Junior
Delalande François, 1990, Le condotte musicali. Comportamenti e motivazioni del fare e ascoltare musica, a cura di G. Guardabasso e L. Marconi, Bologna, CLUEB
Delalande François, 1984, La musica è un gioco da bambini, edizione italiana a cura di Maurizio Disoteo, traduzione di Giovanni Curti, FRANCOANGELI
Bjørvold Jon Roar, 1987, La madre-lingua musicale: studi sulle attività spontanee di canto di bambini in età prescolare, in I. Montiglio (a cura di), Problemi e idee a confronto per una rinnovata educazione musicale dentro e fuori la scuola di base, Atti e documentazioni del XVI Convegno Europeo sul canto corale promosso e organizzato dall’Associazione Corale Goriziana “C.A. Seghizzi” , Gorizia, Grafiche Goriziane, pp. 21-36
Imberty Michel, 2002, La musica e il bambino, in J.J. Nattiez (a cura di), Enciclopedia della musica, II vol. (Il sapere musicale), Torino, EINAUDI, PP. 477-95
Tosto Ida Maria, 2009, La voce musicale, Torino, EDT.
Tafuri Johannella, 2007, Nascere musicali, Torino, EDT
Young Susan, 2006, Seen but not heard: young children, improvised singing and educational practice, “Contemporary Issues in Early Childhood”, VII, 3. Pp. 270-80
Frapat Monique, 1994, L’invenzione musicale nella scuola dell’infanzia, Edizioni Junior

Articoli

Giunti Scuola

http://www.giuntiscuola.it/scuoladellinfanzia/magazine/opinioni/musica-per-gioco/filastrocche-e-canti-per-giocare-con-la-voce/

Un pediatra per amico (UPPA)

Articolo pubblicato – anno XIII n°1/2013

Visit Us On Facebook